Roma dà il suo via libera a Trento, ma la Margherita frena ancora.
di A. Tomasi, "L'Adige", 17 dicembre 2007
17.12.2007

Non si sa ancora come verrà chiamata. Si sa che sarà confederata al Partito democratico nazionale. Parliamo della nascente «cosa trentina», una forza politica che, in teoria, dovrebbe superare le attuali etichette. Ma quando? Roma ha dato il «via libera»: il Trentino potrà costruirsi, come vuole, il suo soggetto politico, con autonomia di bilancio, di nome, di statuto. Il comitato nazionale sta elaborando una bozza per lo statuto: una norma che garantisce ampi spazi di autonomia al centrosinistra trentino. Tutto risolto per gli uomini e le donne del Pd provinciale? Neanche per idea. Ieri, durante l'incontro fra i coordinatori di partito e i membri della costituente, sono emerse le varie posizioni: divisioni conosciute che ora, alla luce del nuovo disegno, dovrebbero essere superate. Dovrebbero...
LA FRENATA. C'è bisogno di fare sintesi. Ci ha provato il senatore veltroniano Giorgio Tonini e ci ha provato il bindiano Michele Nicoletti. Sul tavolo resta aperta la solita questione: gli esponenti della Margherita, che pure si dicono contenti dell'apertura alla via confederale, continuano a schiacciare il pedale del freno. Si dice «sì» alla norma nazionale, ancora in fase di gestazione - che dovrebbe garantire alle autonomie la possibilità di confederarsi - ma si chiede tempo per lavorarci con calma. Lo ha fatto capire, con il suo stile, Giorgio Casagranda, che ha ribadito la posizione nota: «Alle elezioni provinciali vuole arrivare con una lista che si chiama Margherita». E così, se questa è la prospettiva, dovrebbero fare anche i Ds. Insomma del nuovo soggetto di può parlare, ci si può lavorare, ma con tempi prolungati.
PARTITO CONFEDERATO. Dell'elaborazione della bozza - con cui si assegna anche al Trentino la possibilità di costruire una forza «aggregata» al Pd nazionale - si cura un comitato di redazione. A livello locale se ne occupa Marianna Paonessa, che ieri ha esposto il contenuto dell'ormai famoso articolo 10 agli altri membri della costituente (17 presenti su 23). Dalla riunione all'Hotel America, durate dalle 17 alle 21, è uscito soddisfatto Alberto Pacher. Il sindaco, figura di primo piano nel gruppo dei 23, spiega però che tutto è rimandato a gennaio. Ad elaborare la bozza ci penserà il comitato dei cento. Poi la palla passerà all'assemblea. Il punto è che, a livello provinciale, si deve definire il contenuto e i tempi della «cosa confederata».
KESSLER ACCUSA. A fine serata, complice la stanchezza e forse la fame, i toni del confronto si sono alzati. Secondo Gianni Kessler - a capo dell'Associazione per la costituzione del Partito democratico, da sempre sostenitore della via nazionale - la novità dell'emendamento allo statuto è l'occasione che si stava aspettando. «La Margherita ora non ha più alibi», ha commentato, uscendo dalla sala riunioni. «Bisogna che ci sia chiarezza sul termine "confederale" - aveva detto a segretari di partito e costituenti -. Per fare un'assemblea confederale ci deve essere un soggetto solo. Oggi invece ce ne sono almeno due».
VERSO LE ELEZIONI. Luca Zeni (Civica), il primo a presentarsi all'incontro e anche il primo ad andarsene, la cosa fondamentale è la trasparenza. Pare ottimista: «Io m ritengo soddisfatto, perché mi sembra che l'atteggiamento sia quello giusto. Dobbiamo avviare subito il processo di trasformazione». Per la diessina Margherita Cogo si tratta solo di stabilire l'anno di costituzione. «Mi pare che anche la De Torre stia spingendo sull'acceleratore. Di sicuro non ci si può presentare come Margherita e Ds. Su questo, da parte nostra, c'è il "non luogo a procedere". E poi non dimentichiamo che c'è l'Associazione del Partito democratico». E l'ipotesi delle tre liste per le Provinciali? «Non esiste proprio. Con l'emendamento dello statuto si sceglie un assetto decisamente contrario a questa ipotesi». Ma la discussione non si è ancora conclusa.
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